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Oltre il voto – Roberto moro
Lo spettacolo è questo
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Liste civiche, movimenti, nuovi soggetti politici, riforme e riforme. Le convulsioni della classe politica e dirigente di questi ultimi giorni, sono quelle dei viaggiatori di prima classe del Titanic interessati a far man bassa delle scialuppe di salvataggio. Ma questi mascheramenti, questi percorsi paradossali e stupefacenti, tortuosi e momentanei, celano tutti una deriva autoritaria del sistema della nostra civile convivenza, aggregano e consolidano le clientele, esaltano e si reggono sul voto di scambio, replicano e peggiorano l’immobilismo e la blindatura del sistema all’insegna del fatidico “si salvi chi può. In una parola consegnano il sistema al governo del malaffare e lo istituzionalizzano. I “poteri forti”, inutile dirlo, divengono, in una rete sommersa di alleanze, organizzazioni criminali tradizionali e internazionali, cricche, logge, centri di potere, apparati deviati dello stato, brandelli di istituzioni in rovina: è la “convergenza” il progredire del “patto” tra poteri legali e sfera dell’illegalità in crescita pervasiva da almeno trent’anni. Esistono gli anticorpi per contrastare questa deriva?
Roberto Moro
Modelli teorici e programmi fantastici di una destra in frantumi
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La tempesta mediatica, oggi, ha preso in pieno il Vaticano, oltre alle onde del nuovo tsunami il mare è ancora agitato: correnti violente e onde di risacca. Finiti in quinta o sesta pagina i naufraghi della tornata elettorale, leader e partiti, faccendieri e corrotti, arrancano su zattere e scialuppe di salvataggio. La meta incerta è confusa dalle nebbie e all’orizzonte i naviganti intravedono appena i contorni del continente sperato, l’isola di Utopia o le coste del nuovo mondo. Sono i cinque, sei, sette milioni di voti di quel paese normale che non è andato al voto nauseato dalla miserabile offerta politica che la classe dirigente del Paese è riuscita a mettere in scene, e ormai da anni. Ma la navigazione avviene in ordine sparso, senza carte né rotte e senza strumenti adeguati. La grande alchimia del marketing politico non salta fuori, non fa notizia. Siamo giunti ai confini del caos?
Editoriale – Roberto Moro
il Paese normale
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Per uscire dal coro e anticipare i tempi, la bonaccia, cominciamo a dire che un residuo di normalità, di pacatezza nei croceristi ancora è rimasto. È lì da vedere. Il 50% degli elettori ha disertato le urne. A leggerlo in positivo questo risultato della tornata elettorale (quello più significativo) è confortante. Sta a significare che esiste ancora libertà di giudizio, partecipazione (seppure al negativo), che il voto di scambio non ha trionfato, che vi è un senso di civile responsabilità e che la nave può contare su risorse vigili in grado di giudicare senza ricatti e consapevoli dell’inettitudine degli equipaggi e dei comandanti. Si riflette, si sta a vedere. Bollare di disaffezione verso la democrazia, parlare di censura verso il ceto politico, declamare ancora l’emergere dell’antipolitica esecrare il qualunquismo di chi si astiene, non solo è imbarazzante, è un errore di analisi e di prospettiva.
Roberto Moro
Pier Paolo Pasolini oltre i confini del suo tempo
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Bisogna rileggere, o almeno leggere Pier Paolo Pasolini, magari a partire dai testi che accompagnano questa riflessione. Perché, a così tanti anni di distanza dalla sua morte, Pasolini è ancora qui sulla nostra strada, la sua visione è il nostro presente e la sua profezia si è realizzata. Il disagio, il silenzio che hanno accompagnato in tanti anni la sua lezione la hanno, in qualche modo preservata, resa intatta e attuale. Questa sorta di magia è stata svelata: Pasolini, poeta, romanziere, regista, saggista è il grande intellettuale di un paese, di una società e di una cultura che più di ogni altra ha, da sempre, dichiarato guerra alla figura sociale della modernità occidentale, l’intellettuale appunto. E di qui possiamo cominciare.
Antonella Pierangeli
Pasolini l’impuro in un paese orribilmente sporco
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Nel corso degli anni che ci separano dalla sua morte, Pier Paolo Pasolini è stato fatto oggetto di espliciti, ripetuti, quanto indebiti tentativi di appropriazione politica. Destra e Sinistra si sono contese orribilmente il suo pensiero, facendone spesso scempio con audacia e ignobile approssimazione. Ma Pasolini non si lascia imprigionare da nessuno; né tantomeno i tentativi di appropriazione postuma, di Destra come di Sinistra, possono minimamente scalfire quella che ormai dovrebbe essere stata acquisita come categoria onnicomprensiva del pensiero poetante e corsaro di Pasolini: l’impura incollocabilità, l’alterità, l’antinomia, l’opposizione. In altre parole, la sua impurezza estrema.
Dossier Storia & Storici – marzo 2012
Video di presentazione del dossier
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Esiste davvero il rischio che la classe dirigente del Belpaese consegni progressivamente le istituzioni e la gestione del potere alle organizzazioni del malaffare? Come ogni organizzazione statuale l’Italia conosce il fenomeno della corruzione, ma è il suo dilagare, la sua natura strutturale, la sua enfasi che pone problemi di analisi e interpretazione. La democrazia repubblicana, fragile e incompiuta costituzionalmente, sembra aver convissuto da sempre con la corruzione. Le denunce si moltiplicano, i casi di corruzione dominano le cronache di ogni giorno, la visibilità del sistema è a tutti nota e la capacità/compiacenza di convivere con l’illegalità è divenuta costume, tratto della italianità.
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