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Emmanuel Joseph Sieyès
1788 - Contro il regime del privilegio
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Certo il tema dei privilegi sarebbe inesauribile, come i pregiudizi che concorrono a formarli: concludiamo quindi risparmiandoci le riflessioni che esso potrebbe ispirare. Verrà il tempo in cui i nostri nipoti leggeranno indignati e stupefatti la nostra storia e daranno a questa inconcepibile demenza il nome che merita. In gioventù, abbiamo visto alcuni letterati distinguersi coraggiosamente nell’attaccare opinioni tanto radicate quanto perniciose per l’umanità. Oggi, i loro successori sono soltanto capaci di ripetere, nei discorsi e negli scritti, quei vetusti ragionamenti contro pregiudizi che non esistono più. Il pregiudizio che alimenta i privilegi è il più funesto, quello che più intimamente si è intrecciato con l’organizzazione sociale e che più profondamente la corrompe, quello difeso da un maggior numero d’interessi: quanti motivi per stimolare i veri patrioti e raffreddare i letterati contemporanei!
saggio - Roberto Moro
III capitolo - La rivolta aristocratica
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I ceti popolosi del Terzo stato, le medie e le piccole borghesie si tenevano discoste dalle vicende e osservavano incerte senza prendere posizione. « Neppure un sol uomo prima del 1789 ha immaginato la rivoluzione. — scriverà un grande rivoluzionario — ne ha calcolato il suo cammino o dedicato il minimo pensiero agli ostacoli che avrebbe saputo superare ». Eppure l'appello, mille volte ripetuto dal parlamento, ai « diritti della nazione », alla « costituzione del regno », alle « leggi sacre e inviolabili », alla lotta contro il dispotismo e alle « primitive libertà della nazione » aveva finito per scuotere l'opinione di questi ceti trascinandole nelle passioni di piazza.
saggio - Roberto Moro
II capitolo - La crisi istituzionale e finanziaria.
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Nel corso dei secoli XVI e XVII, la Monarchia assoluta aveva tentato di distruggere, assai di rado aveva veramente rinnovato; aveva insomma aggiunto nuove funzioni e nuovi istituti mutilando solo parzialmente il vecchio edificio feudale del paese. Così, accanto all'apparato centralizzato, erano sopravvissute le vestigia delle antiche autonomie regionali e cittadine; ai vecchi organismi amministrativi si erano aggiunti nuovi corpi di funzionari, e questo confuso esercito di burocrati, quasi una nuova classe sociale in seno alla vecchia gerarchia sociale, appariva ormai, alla mentalità razionalistica e critica del nuovo secolo null'altro che un caos solo apparentemente organizzato. La crisi istituzionale e finanziaria sarebbe partita da qui.
saggio - Roberto Moro
I capitolo - La crisi economica e sociale
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Nel corso del Settecento la vita trionfa sulla morte e un vigoroso accrescimento demografico offre nuove braccia alla terra, le favorevoli condizioni climatiche permisero di soddisfare l'accresciuta domanda, la pace interna e internazionale, l'arrivo dell'oro brasiliano contribuirono a dare stabilità al sistema economico e rinforzarono le esportazioni. La società contadina viene idealizzata come fondamento del benessere e dell'ordine sociale. Ma è proprio la velocità di questo mutamento a dare scacco a tutto il sistema.
Roberta De Monticelli
“Questo libro abbozza una filosofia del risveglio”
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“L'Italia è sempre stata un paese tragico, nonostante che le nostre maschere, attraverso le quali siamo conosciuti dagli stranieri, siano maschere comiche: il servo contento e il padrone gabbato. Un paese tragico anche se la maggior parte degli italiani non lo sa o finge di non saperlo. O meglio, non vuole saperlo”. [Norberto Bobbio] L'equazione tragica fra padroni gabbati e servi contenti si produce quando un sistema di rappresentanza politica viene trasformato in un sistema di relazioni di scambio fra poteri pubblici e interessi privati, per esempio con la sistematica svendita di legalità in cambio di consenso cui assistiamo in tutti i casi di dissipazione del territorio, dove si aggirano vincoli e controlli ambientali, si condonano sistematicamente gli abusi, si regalano addirittura a privati beni pubblici, come foci di fiumi e litorali, si finanziano con fondi pubblici imprese speculative private, presentate come vantaggiose per lo "sviluppo" economico: in cambio, naturalmente, di consenso elettorale quando va bene, e di veri e propri trasferimenti in pecunia o in natura, dalle tangenti alle giovani donne, nei casi più gravi, quelli in cui il corrispettivo è addirittura la concessione di appalti e posti nelle aziende pubbliche o nei parlamenti, regionali, nazionale, europeo. [Roberta De Monticelli]
Roberto Spazzali
Un’altra Italia ancora – Milano 10-11 novembre 2001
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Dopo il 1866 anche per gli italiani si pone il problema dello Stato-nazione, quando il nuovo confine orientale, comprendente Veneto e Friuli, includeva una piccola porzione di popolazione slovena non appartenente alla tradizione culturale e linguistica romanza anche se con essa convivente per tramite della popolazione friulana. Il confine geopolitico, quindi strategico, allora tracciato rispondeva ad una visione mazziniana di Stato unitario, compattamente nazionale e di carattere inclusivo, ma confliggeva al tempo stesso con i principi, sempre mazziniani, di autodeterminazione dei popoli. Nel corso dei decenni successivi lungo quel confine si verificò una assimilazione culturale della componente slovena senza trovare particolare resistenza ma in forza della preponderanza dell’elemento italiano, per mezzo della scuola e pure del clero.
Paolo Segatti
Un’altra Italia ancora – Milano 10-11 novembre 2001
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L’espressione “memoria del futuro” non pare in questo contesto un’elegante figura retorica. Essa indica invece che le memorie che rendono possibile un sentimento nazionale possono essere valorizzate in modi sensibilmente diversi, e in questo caso si auspica che vengano valorizzati le memorie che raccontano i conflitti del passato non per contrapporlo l’uno all’altro, ma per andare oltre. In due modi. Anzitutto riconoscendo nel discorso pubblico che buona parte del “dolore” generato dalle conseguenze dei conflitti nazionali è stato procurato dalle buone ragioni che una parte e l’altra pure aveva (vivere in sicurezza, non come minoranza sotto il tallone di uno stato ostile). Il che significa costruire una memoria non nazionalistica del conflitto nazionale. In secondo luogo indicando la strada di un comune destino politico. Nel caso dei rapporti tra Italia e Slovenia la comune casa europea e nel caso delle minoranze la condivisione di esperienze culturali e politiche tra persone diverse e allo stesso tempo simili, all’interno di stati che non pretendono più di trasformare i diversi in simili, ma che consentono a tutti di diventare per alcuni loro aspetti più simili di quanto lo fossero nel passato.
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