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Jacques Attali
Il tempo
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Anche la musica, che è un modo di trascrivere la misura del tempo, è un elemento che distingue l'uomo dall'animale. Time, la canzone dei Pink Floyd, che parte con il suono di una sveglia, è la straordinaria metafora di come il ritmo della musica costituisca, insieme a quello del cuore, la prima misura del tempo. La passione, la creazione e la trasmissione sono le uniche soluzioni alla prigionia del tempo. Quando siamo soli in un luogo chiuso ne vediamo le mura; invece, quando vi ascoltiamo della musica o ci stiamo con qualcuno che amiamo, non vediamo più le mura. Quando creiamo, quando condividiamo l'atto del creare, quando facciamo le cose insieme, non vediamo più la prigione del tempo. Il tempo condiviso è ben altra cosa che la somma delle ore. Il tempo che passiamo conversando è un tempo infinitamente più intenso del tempo passato da soli. In particolare, il tempo speso a educare dei bambini, o a insegnare se si è professori, è tempo trascorso nell'immortalità, perché i vostri alunni, i vostri bambini trasmetteranno un giorno qualcosa che hanno ricevuto da voi. «La vita consiste nel ricevere, celebrare e trasmettere», scrive Emmanuel Lévinas.
Roberto Moro
I - Identiità e complessità
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Le pagine che seguono sono un approfondimento delle riflessioni appena abbozzate in occasione di un seminario di studi rivolto ai Dottorandi di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Storia della Società e delle Istituzioni (della Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano). Il tema proposto, e certo non esaurito, era quello dell’identità dello storico nel clima mutato del XXI secolo, un tema imponente per dimensioni, profondità e coinvolgimento, ampiamente dibattuto sul versante della filosofia della storia, della metodologia storica, della storia della storiografia e dell’antropologia storica. Un argomento che pertanto può essere affrontato (e certo non risolto) da una pluralità di approcci disciplinari i quali, pur non consentendo un alto grado di sistematicità e una omogeneità di linguaggio, rinviano subito al significato di ciò che chiamiamo storia e al territorio che la ospita: il tempo storico.
Dossier Storia & Storici - febbraio 2012
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testi correlati al dossier
"storia, immaginazione, morale, politica"

 

 

 

 

 

 

 

 

Fernand Barudel - Il senso della storia [intervista]
George Duby  - Esperienza, immaginazione e significato della storiografia [intervista]
Claude Levi Strauss - Tutto un secolo di vita e sguardi della mente [intervista]
Marc Ferro - Qual è la funzione della Storia, ora che siamo nel XXI secolo? [intervista]
Le Goff - Morale e politica alle soglie del XXI secolo [intervista]
Jared Diamond - Collasso: la scomparsa delle civiltà [intervista]
John Lewis Gaddis - Gli orizzonti della storia [scheda antologica]
Sonia Caporossi - La scuola delle Annales [saggio]
Roberto Moro - Storia, storici, identità [saggio]
Pierpaolo Lauria - "global history" [saggio]

 

Fernand Barudel - Il senso della storia
A proposito delle grandi contraddizioni che muovono la storia, una volta mi è stato chiesto se io ritengo che la lotta di classe rappresenti, come credeva Marx, il motore della storia. La mia risposta è che non c’è un motore della storia del mondo. Ci sono tanti motori, tante forze. Tuttavia ci si può domandare se la lotta di classe non sia eterna. Essa scaturisce dall'esistenza di una gerarchia sociale. Jean Paul Sartre sognava una società senza dislivelli, cioè l'eguaglianza di tutti. Io, che sono uno storico, non ho mai incontrato una società simile, anche se mi farebbe molto piacere, sarebbe una scoperta meravigliosa! Ma non esiste una società egualitaria. In ogni società c'è una minoranza che ha nelle sue mani il potere, i privilegi, le belle donne, il denaro, le automobili: in tutti i paesi del mondo le cose vanno così. La lotta di classe esiste da sempre.

 

George Duby - Esperienza, immaginazione e significato della storiografia
Il sogno di una ricostruzione integrale del passato è un'idea del tutto superata. Questa progetto si è rivelato assolutamente impossibile. Da almeno quarant'anni gli storici e i filosofi che riflettono sulla storia hanno stabilito con assoluta certezza che essa non era altro che un'illusione romantica. Oggi riteniamo che si possa scorgere soltanto una piccola parte del passato ed è forse illusorio anche credere di poter pervenire alla verità di poter cogliere i genuini atteggiamenti degli uomini di altri tempi.

 

Claude Levi Strauss - Tutto un secolo di vita e sguardi della mente
«L’ateismo moderno», scrive Lévinas, «non è la negazione di Dio, è l’indifferentismo assoluto di Tristi tropici. Penso che sia il libro più ateo che sia stato scritto nei nostri tempi, il libro più disorientato e disorientante». Alterità ed estraneità, simpatia e delusione si confondono nell’emozione che Levy Strass ha provato per quel prodotto della natura, quell’eterno selvaggio che siamo noi sempre a rischio e sempre fragili nel tentativo di costruire società e culture che nulla hanno di perfetto e che, prigioniere della loro struttura, ben poco hanno di divino. In una intervista del 2005, l’autore di Tristi tropici, ci racconta il disagio della civiltà.

 

Jacques Le Goff - Morale e politica alle soglie del XXI secolo
Quale può essere il contributo specifico di uno storico nel parlare di una storia del XXI secolo, il nostro secolo, e della sua storia ossia di una storia non solo tutta da scrivere, ma ancora tutta da fare? - “Lo storico deve reperire ciò che, a volte, sotto la copertura e la superficie mutevole e brillante degli eventi, esiste come struttura e come fenomeno profondo. D'altra parte, deve essere sensibile ai cambiamenti, perché la storia non è immobile e le società che costituiscono il suo oggetto di studio non sono immutabili. Ecco perché credo che lo storico abbia qualcosa da dire sul modo in cui si annuncia il XXI secolo e possa formulare delle ipotesi illuminate e ragionevoli, sulla base di ciò che sa del passato e del presente, sul modo in cui entreremo nel XXI secolo”.

 

Jared Diamond - Collasso: la scomparsa delle civiltà
Si è dato "il modesto compito di cercare di spiegare il pattern generale della storia umana, su tutti i continenti, per gli ultimi 13.000 anni". Diamond ha ricevuto molta attenzione per aver posto alcune domande basilari. Il suo ultimo libro, "Collasso: come le società scelgono di fallire o di avere successo", esplora le ragioni per cui alcune società decadono, mentre altre sopravvivono per secoli o perfino per millenni. Il libro esplora anche i pericoli a cui è esposta la nostra moderna società globale ed offre alcuni suggerimenti per evitare una catastrofe ambientale prodotta da noi stessi.


Marc Ferro - Qual è la funzione della Storia, ora che siamo nel XXI secolo?
Lo sbaglio che lo storico ha sinora commesso è stato quello di essersi troppo allontanato dai soggetti, dai cittadini, dalla gente, un po’ come i militanti dei partiti politici si stanno allontanando dalla popolazione. I loro discorsi rischiano così di apparire loro incomprensibili e senza legami con le aspirazioni della società. Allo stesso modo esistono dei discorsi storici, dei libri scritti da storici che sono troppo lontani dai bisogni della società, dalle sue richieste e che diventano così articoli puramente scientifici.

 

John Lewis Gaddis - Gli orizzonti della storia
Il grande storico della guerra fredda John L. Gaddis con questo saggio si inserisce nella lunga scia di tutti coloro che si interrogano sulla scientificità della storia, e ne ribalta i termini. Le scienze cosiddette “dure” si fanno oggi sempre più storiche, riscoprendo il tempo con l'evoluzione e alternando al riduzionismo l'approccio ecologico, allineandosi alla storia e al suo metodo che si allontana dalla strada a ritroso percorsa dalle scienze sociali nel tentativo di studiare la società con lo statico metodo scientifico. La realtà è invece dinamica, in continua evoluzione e immersa nel tempo. La storia, prima di altre discipline, ha saputo riconoscere l'impossibilità di conoscere ogni dettaglio della realtà nel tentativo di predire il futuro, ma ha saputo costruire narrazioni che seguono i processi in corso per riconoscerne le strutture nel tempo.

 

Sonia Caporossi - La scuola delle Annales
La metodologia di ricerca delle Annales concepisce la storia non come storia del passato, bensì come scelta, ed ogni scelta presuppone un’ipotesi ed una linea di indagine nel tempo, all’interno della quale bandire l’errore metafisico della “causa unica”; empasse che tuttavia, a discapito di qualsiasi previsione, non fa che riprodursi all’infinito, individuando non più “la causa”, ma “le cause”, ipoteticamente enunciate, di un sistema problematico di eventi da verificare o falsificare. Per questo la storia è soprattutto “storia degli uomini nel tempo”. Ma gli uomini che cosa sono? Ed il tempo, soprattutto, che cosa è?

 

Roberto Moro – Storia, storici, identità
Le pagine che seguono sono un approfondimento delle riflessioni appena abbozzate in occasione di un seminario di studi rivolto ai Dottorandi di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Storia della Società e delle Istituzioni (della Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano). Il tema proposto, e certo non esaurito, era quello dell’identità dello storico nel clima mutato del XXI secolo, un tema imponente per dimensioni, profondità e coinvolgimento, ampiamente dibattuto sul versante della filosofia della storia, della metodologia storica, della storia della storiografia e dell’antropologia storica. Un argomento che pertanto può essere affrontato (e certo non risolto) da una pluralità di approcci disciplinari i quali, pur non consentendo un alto grado di sistematicità e una omogeneità di linguaggio, rinviano subito al significato di ciò che chiamiamo storia e al territorio che la ospita: il tempo storico.

 

Storia & Storici . dossier
Storia, immaginazione, morale, politica

 










 

Marc Ferro
Omaggio alla scuola delle Annales
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Lo sbaglio che lo storico ha sinora commesso è stato quello di essersi troppo allontanato dai soggetti, dai cittadini, dalla gente, un po’ come i militanti dei partiti politici si stanno allontanando dalla popolazione. I loro discorsi rischiano così di apparire loro incomprensibili e senza legami con le aspirazioni della società. Allo stesso modo esistono dei discorsi storici, dei libri scritti da storici che sono troppo lontani dai bisogni della società, dalle sue richieste e che diventano così articoli puramente scientifici.
Sonia Caporossi
Un rinnovamento storiografico del Novecento
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La metodologia di ricerca delle Annales concepisce la storia non come storia del passato, bensì come scelta, ed ogni scelta presuppone un’ipotesi ed una linea di indagine nel tempo, all’interno della quale bandire l’errore metafisico della “causa unica”; empasse che tuttavia, a discapito di qualsiasi previsione, non fa che riprodursi all’infinito, individuando non più “la causa”, ma “le cause”, ipoteticamente enunciate, di un sistema problematico di eventi da verificare o falsificare. Per questo la storia è soprattutto “storia degli uomini nel tempo”. Ma gli uomini che cosa sono? Ed il tempo, soprattutto, che cosa è?
Fernand Braudel
intervista di Renato Parascandolo
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A proposito delle grandi contraddizioni che muovono la storia, una volta mi è stato chiesto se io ritengo che la lotta di classe rappresenti, come credeva Marx, il motore della storia. La mia risposta è che non c’è un motore della storia del mondo. Ci sono tanti motori, tante forze. Tuttavia ci si può domandare se la lotta di classe non sia eterna. Essa scaturisce dall'esistenza di una gerarchia sociale. Jean Paul Sartre sognava una società senza dislivelli, cioè l'eguaglianza di tutti. Io, che sono uno storico, non ho mai incontrato una società simile, anche se mi farebbe molto piacere, sarebbe una scoperta meravigliosa! Ma non esiste una società egualitaria. In ogni società c'è una minoranza che ha nelle sue mani il potere, i privilegi, le belle donne, il denaro, le automobili: in tutti i paesi del mondo le cose vanno così. La lotta di classe esiste da sempre.
Jared Diamond
Intervista di Amos Esty
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Jared Diamond, il vincitore del premio Pulitzer, autore di "Armi, acciaio e malattie" è un professore di geografia alla UCLA che ha iniziato la sua carriera scientifica in psicologia e poi l'ha proseguita nella biologia evoluzionista e nella biogeografia. Si è dato, ha detto, " il modesto compito di cercare di spiegare il pattern generale della storia umana, su tutti i continenti, per gli ultimi 13.000 anni". Diamond ha ricevuto molta attenzione per aver posto alcune domande basilari. Il suo ultimo libro, "Collasso: come le società scelgono di fallire o di avere successo", esplora le ragioni per cui alcune società decadono, mentre altre sopravvivono per secoli o perfino per millenni. Il libro esplora anche i pericoli a cui è esposta la nostra moderna società globale ed offre alcuni suggerimenti per evitare una catastrofe ambientale prodotta da noi stessi. Amos Esty, che lavora per la rivista American Scientist, ha parlato con Diamond a proposito delle cause del collasso in società come quelle dell'isola di Pasqua e degli "uomini del nord" che colonizzarono la Groenlandia nel 984 dopo Cristo - e sulle possibilità che abbiamo di condividere una simile sgradevole destino.
John Lewis Gaddis
Come gli storici mappano il passato
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Il grande storico della guerra fredda John L. Gaddis con questo saggio si inserisce nella lunga scia di tutti coloro che si interrogano sulla scientificità della storia, e ne ribalta i termini. Le scienze cosiddette “dure” si fanno oggi sempre più storiche, riscoprendo il tempo con l'evoluzione e alternando al riduzionismo l'approccio ecologico, allineandosi alla storia e al suo metodo che si allontana dalla strada a ritroso percorsa dalle scienze sociali nel tentativo di studiare la società con lo statico metodo scientifico. La realtà è invece dinamica, in continua evoluzione e immersa nel tempo. La storia, prima di altre discipline, ha saputo riconoscere l'impossibilità di conoscere ogni dettaglio della realtà nel tentativo di predire il futuro, ma ha saputo costruire narrazioni che seguono i processi in corso per riconoscerne le strutture nel tempo.
Roberto Moro
Le strutture mentali della società di Antico regime
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Il grado di specializzazione del tempo, proprio alla civiltà contadina, non deve andare oltre i rapporti che si istituiscono tra le fasi biologiche del corpo umano e il miracolo continuamente ripetuto della natura che l'uomo deve sfruttare. La vita dell'uomo e le stagioni della natura con moto perpetuo si sovrappongono, si integrano in un sistema ciclico entro il quale si realizza il triplice accordo tra natura, uomo e società. La storia del tempo nella società rurale è dunque un continuo succedersi di patteggiamenti tra la vita biologica dell'uomo, le epoche della natura, la produzione. Nascita, vita, morte e riproduzione o, se si preferisce, resurrezione sono i ritmi sui quali si co¬struisce la circolarità dell'esistenza. La produzione della collettività rurale e le tecnologie che la consentono non abbisognano di altri confini.
Saggio - Roberto Moro
canoni storiografici e problemi di metodo
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Linearità del tempo, centralità dell’uomo (più precisamente del soggetto): il fondamento di quella esperienza esclusiva del pensiero occidentale della modernità che chiamiamo Storia (nessun altra cultura ha elaborato questo strumento conoscitivo della realtà) si è definitivamente compiuto. Questi due assunti o “credenze” (nel senso letterale di “miti” e cioè di “azione narrative”) consentono una progressiva umanizzazione del tempo e offrono la tecnica per la sua domesticazione in vista di un definitivo dominio. Letto in questa prospettiva, quel processo di laicizzazione, quel “disincanto” del mondo che chiamiamo modernità, altro non è che un processo autopoietico (ma anche mitopoietico) dell’humanitas, del suo percorso di divinizzazione e di una rottura progressiva con i tempi e i ritmi della natura. È il ciclo della vita umana, certificato dalla “storia di vita”, che fornisce la misura del tempo. L’intreccio e il composto di queste credenze, la linearità del tempo e la centralità del soggetto, prende forma e si realizza in occasione della Ri-nascita del mondo antico, la riscoperta di un paradiso perduto, che è compito degli storici e della scrittura del tempo, la storiografia, riportare in vita con operazioni alchemiche di virtualizzazione, con la costruzione di scenari e mondi virtuali.
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