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Roberto Moro
La forza del declino - 14 dicembre 2012
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Le scialuppe di prima classe sono già affollate nella speranza di poter evitare il naufragio e di galleggiare in attesa di eventuali soccorsi. Schettino ha già abbandonato la nave e il piano di evacuazione avviane nel consueto disordine. Anche la Presidenza della Repubblica ha perso il controllo delle operazioni: il governo “del Presidente” è caduto e la legislatura in rovina, la legge elettorale non è stata fatta, la legge si stabilità è un esercizio dell’ultimo minuto, la Costituzione uno straccio. Siamo in estrema emergenza e il programma è semplice: salvarsi.
Roberto Moro
Vecchio spettacolo e nuovi scenari - 11 dicembre 2012
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Vale la pena di ricordare che il governo tecnico/istituzionale or ora concluso è il 130° governo dell’Italia unita (sull’arco di 151 anni), il 61° dell’era repubblicana, sull’arco di sedici legislature, e che, nel suo breve corso, ha rispettato con puntualità cronometrica la media di durata di tutti i governi che lo hanno preceduto: un anno, un mese e sette gironi (giorno più giorno meno dal novembre 2011 al dicembre 2012). In questo senso il “governo del Professore” è davvero “istituzionale”: rispetta con la precisione meticolosa, di cui da continue prove il suo titolare, la struttura profonda del sistema politico italiano e del “sistema paese” nel suo insieme. Il suo ciclo e la sua caduta sono iscritti nella storia patria. Davvero nulla di nuovo, né di sospendente. La rappresentazione è vecchia, ma lo scenario forse è profondamente cambiato.
Antonio Martelli
Cronache della crisi 2 – agosto 2012
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La crescita economica dell’Eurozona è debole nella media ed è negativa in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Il debito pubblico di questi paesi continua a salire, anche se a velocità inferiore a quella del recente passato. Ma il punto forse più delicato è che il dibattito sulla crisi e l’inafferrabile ripresa sta diventando un dibattito su cosa fare dell’euro. Soprattutto nei paesi in maggiore difficoltà, Grecia e Italia in particolare, ma anche altrove, negli ultimi mesi molte voci si sono levate in favore dell’abbandono della moneta unica.
Antonio Martelli
cronache della crisi 1 – agosto 2012
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Al Festival dell’economia svoltosi a Trento in giugno il finanziere ungherese americanizzato George Soros ha dato all’euro 100 giorni di tempo per salvarsi: 100 giorni voleva dire arrivare al massimo a settembre e quasi ci siamo. Non consola il ricordare che vent’anni fa lo stesso Soros fu tra gli artefici della crisi valutaria italiana: anzi, è un pessimo segnale, tanto più che egli è certamente fra gli operatori finanziari cui un crollo dell’euro no dispiacerebbe. La partita è aperta e l’opzione euro si / euro non esiste. A battersi per il si sono in prima fila due italiani con due approcci diversi ma convergenti, l’iperattivismo di Mario Monti e la sapiente fermezza di Mario Draghi. Sembra che gradualmente il loro ottimismo della volontà cominci a contagiare anche gli attori principali, prima di tutti i tedeschi o almeno una parte di loro. Eppure, gli scenari alternativi sono, come dall’inizio della crisi, sempre due.
Giulio Sapelli
Tra questione nazionale e questione internazionale
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In Italia l’intreccio tra nazione e internazionalizzazione opera sin dalla sua nascita come stato – non dirò come nazione – e opera ancora oggi. Ma quell’intreccio non è mai stato culturalmente condiviso; e soprattutto esso non ha mai avuto conseguenze positive sulla crescita economica, se non seguendo meccanicamente i cicli del commercio mondiale. Piuttosto, esso si è rivelato un intreccio predatorio sul piano del capitale fisso e intellettuale dall’Italia secolarmente accumulato. E questo si è verificato ogni volta che esso raggiungeva un’acme che poteva essere potente risorsa competitiva nell’agone internazionale. Si provvedeva subito a castrare il paese, lo stato, di tale risorsa: non è mai esistita, in tal modo, una storia nazionale che fosse sempre anche virtuosamente storia internazionale e che per questo si disvelasse come una variante virtuosa del processo di crescita economica.
Oltre il voto – Roberto moro
Lo spettacolo è questo
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Liste civiche, movimenti, nuovi soggetti politici, riforme e riforme. Le convulsioni della classe politica e dirigente di questi ultimi giorni, sono quelle dei viaggiatori di prima classe del Titanic interessati a far man bassa delle scialuppe di salvataggio. Ma questi mascheramenti, questi percorsi paradossali e stupefacenti, tortuosi e momentanei, celano tutti una deriva autoritaria del sistema della nostra civile convivenza, aggregano e consolidano le clientele, esaltano e si reggono sul voto di scambio, replicano e peggiorano l’immobilismo e la blindatura del sistema all’insegna del fatidico “si salvi chi può. In una parola consegnano il sistema al governo del malaffare e lo istituzionalizzano. I “poteri forti”, inutile dirlo, divengono, in una rete sommersa di alleanze, organizzazioni criminali tradizionali e internazionali, cricche, logge, centri di potere, apparati deviati dello stato, brandelli di istituzioni in rovina: è la “convergenza” il progredire del “patto” tra poteri legali e sfera dell’illegalità in crescita pervasiva da almeno trent’anni. Esistono gli anticorpi per contrastare questa deriva?
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