Tag Titolo Abstract Articolo
Matteo Landoni
una bottega di buone intenzioni, un festival delle retorica
immagine
Innovazione è ormai una parola di uso comune, inflazionata e svalutata. Ma nel nostro paese si è formata una “cultura” dell’innovazione? E davvero vi è una politica dell’innovazione? Una rilettura attenta dei discorsi programmatici dei Governi repubblicani offre qualche sorpresa: un lessico povero e incerto, un balbettio e un festival delle retorica.
Docunento - febbraio 1786 - crisi finanziaria e debito pubblico
Estirpando gli abusi
immagine
Gli abusi che oggi si tratta di annientare per la salvezza pubblica sono i più consistenti, i più protetti, quelli che hanno le radici più profonde e le più estese diramazioni. Sono questi gli abusi la cui esistenza pesa sulla classe produttiva e laboriosa gli abusi dei privilegi pecuniari, le eccezioni alla legge comune e tante esenzioni ingiuste che liberano una parte dei contribuenti solo aggravando la condizione degli altri: l'ineguaglianza generale nella ripartizione dei sussidi e l'enorme sproporzione che vi è tra i contributi delle varie province e tutti i carichi fiscali dei sudditi di un unico sovrano; il rigore e l'arbitrarietà di percezione della taglia; il timore, i disagi e quasi il disonore inferto al commercio delle produzioni di base; gli uffici fiscali all'interno del regno e quelle barriere doganti, che rendono le diverse parti del regno straniere le une alle altre i diritti esclusivi che scoraggiano l'industria, quelli la cui percezione esige spese eccessive e un personale innumerevole, quel! che sembrano invitare al contrabbando e che ogni anno fanno sacrificare migliaia di cittadini; il deperimento del Dominio della Corona e quel poco di uni: che produce quanto ne resta; la degradazione delle foreste del re e i vizi della loro amministrazione; infine tutto quanto altera il prodotto, tutto quanto indebolisce le fonti di credito, tutto quanto rende i redditi insufficienti e tutte quelle spese superflue che li assorbono.
Roberto Moro
Modelli teorici e programmi fantastici di una destra in frantumi
immagine
La tempesta mediatica, oggi, ha preso in pieno il Vaticano, oltre alle onde del nuovo tsunami il mare è ancora agitato: correnti violente e onde di risacca. Finiti in quinta o sesta pagina i naufraghi della tornata elettorale, leader e partiti, faccendieri e corrotti, arrancano su zattere e scialuppe di salvataggio. La meta incerta è confusa dalle nebbie e all’orizzonte i naviganti intravedono appena i contorni del continente sperato, l’isola di Utopia o le coste del nuovo mondo. Sono i cinque, sei, sette milioni di voti di quel paese normale che non è andato al voto nauseato dalla miserabile offerta politica che la classe dirigente del Paese è riuscita a mettere in scene, e ormai da anni. Ma la navigazione avviene in ordine sparso, senza carte né rotte e senza strumenti adeguati. La grande alchimia del marketing politico non salta fuori, non fa notizia. Siamo giunti ai confini del caos?
Editoriale – Roberto Moro
il Paese normale
immagine
Per uscire dal coro e anticipare i tempi, la bonaccia, cominciamo a dire che un residuo di normalità, di pacatezza nei croceristi ancora è rimasto. È lì da vedere. Il 50% degli elettori ha disertato le urne. A leggerlo in positivo questo risultato della tornata elettorale (quello più significativo) è confortante. Sta a significare che esiste ancora libertà di giudizio, partecipazione (seppure al negativo), che il voto di scambio non ha trionfato, che vi è un senso di civile responsabilità e che la nave può contare su risorse vigili in grado di giudicare senza ricatti e consapevoli dell’inettitudine degli equipaggi e dei comandanti. Si riflette, si sta a vedere. Bollare di disaffezione verso la democrazia, parlare di censura verso il ceto politico, declamare ancora l’emergere dell’antipolitica esecrare il qualunquismo di chi si astiene, non solo è imbarazzante, è un errore di analisi e di prospettiva.
Pier Paolo Pasolini
“un edonismo neolaico dimentico di ogni valore”
immagine
Non vi è niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s'intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo? No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d'animo collettivi.
Attilio Mangano
Teorie del capitalismo e teorie dell’immaginario
immagine
Siamo di fronte alla classica rappresentazione stessa del capitalismo come macchina totale che ingloba e sussume le parti nel tutto ( che é del resto un modello teorico che, fin dai tempi del Marcuse de “L'uomo a una dimensione” é quasi un luogo comune della cultura della nuova sinistra). Da un lato i due autori ricorrono alle metafore della terminologia biologica, con gli esempi della digestione e del metabolismo e una rappresentazione della conflittualità sociale in termini di anticorpi da assimilare. Dall’altro si riconosce molto poco la trasformazione politica del capitalismo stesso del welfare e dello stato sociale come risultato congiunto e complesso di riforme dall'alto e lotte sociali dal basso, quasi che lo "spirito' del capitalismo sia onnivoro. Al tempo stesso é evidente che il concetto stesso di spirito suscita perplessità perché se esso viene usato secondo i parametri della lezione maxweberiana va più connesso alla sfera della razionalizzazione e meno a quella del corpo-macchina. Se lo "spirito" del capitalismo non é la pura e semplice ideologia ma é appunto rappresentazione collettiva, summa di "civilizzazione" e di significati immaginari del sociale, occorrerebbe andare più a fondo nella sua individuazione delle "costanti culturali" (si pensi alla "modernizzazione" intesa come secolarizzazione) e delle "variabili" (la modernizzazione nel senso della innovazione tecnico-scientifico e della mutazione continua delle forme di relazione del sociale).
Attilio Mangano
L’uso politico della storia e la cultura della nuova sinistra
immagine
Era finita la disfida di Barletta, adesso si può studiare senza scandalo e senza pregiudizio dei fatti ormai remoti e a stento codificati dalla memoria. Lo avevo dichiarato 
personalmente, per cui il via libera a nuove ricerche avrebbe consentito di affrontare l'oggetto con una vera fioritura. Ma non era così, proprio perché la generazione del 68 era oramai composta da quarantenni e cinquantenni, leaders politici, personaggi di 
rilievo nel mondo culturale, giornalisti e scrittori, essa aveva anche, come 
veniva notato, " preso il potere". In realtà ancora una volta si consumava un 
equivoco, confondendo esponenti di pubblica fama con la storia di una intera 
generazione, le cui biografie sono spesso meno eclatanti e conosciute.
 Si spiega così , al di là degli autentici meriti del regista che ha curato la 
versione televisiva e cinematografica de “La meglio gioventù” il successo 
di massa e generazionale riscontrato dal film, una vera e propria opera di 
legittimazione della memoria per i quaranta-cinquantenni che avevano 
vissuto in prima persona quella storia come storia della loro stessa vita.
Attilio Mangano
una parola chiave?
immagine
Il quarantennale del 68 ha consentito a molti studiosi una messa a punto e un bilancio delle “ interpretazioni” in grado di misurarsi con una serie di modelli teorici complessi ed elaborati in cui ricerca storica e antropologia culturale si intrecciano . L’ evento, le sue origini, il suo retroterra, la durata, le culture, i soggetti sono stati chiamati in causa per il carattere di spartiacque del 68 stesso nella storia novecentesca. La stessa parola d’ordine della “ immaginazione al potere” chiama in causa il rapporto fra la pratica dell’immaginazione sociale e l’insieme delle teorie dell’ immagine, il cosiddetto immaginario ( già Luisa Passerini aveva notato che il termine, di origine francese, non è presente nel linguaggio inglese, forse non è un caso). L’occasione di un seminario all’università di Venezia ha consentito dunque una direzione di ricerca particolare.
Roberto Moro
I - Identiità e complessità
immagine
Le pagine che seguono sono un approfondimento delle riflessioni appena abbozzate in occasione di un seminario di studi rivolto ai Dottorandi di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Storia della Società e delle Istituzioni (della Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano). Il tema proposto, e certo non esaurito, era quello dell’identità dello storico nel clima mutato del XXI secolo, un tema imponente per dimensioni, profondità e coinvolgimento, ampiamente dibattuto sul versante della filosofia della storia, della metodologia storica, della storia della storiografia e dell’antropologia storica. Un argomento che pertanto può essere affrontato (e certo non risolto) da una pluralità di approcci disciplinari i quali, pur non consentendo un alto grado di sistematicità e una omogeneità di linguaggio, rinviano subito al significato di ciò che chiamiamo storia e al territorio che la ospita: il tempo storico.
Martino Mora
Avventura e destini della modernità politica
immagine
A partire dalla Rivoluzione francese, i movimenti politici radicali hanno mirato a ricostituire - su basi laiche ed immanenti - l'unità collettiva della società, andata perduta a causa della secolarizzazione e dell'affermazione del mercato e dello Stato moderno. Durante i secoli XIX e XX questa tendenza è divenuta più forte, fino a sfociare nel comunismo e nei fascismi. Questi tentativi di ricostituire un'identità collettiva attraverso l'occupazione dello Stato, l'indottrinamento e la mobilitazione permanente della società, si legarono allo strapotere di un partito e di un uomo. Hanno dato vita a regimi nemici di tutte le differenze, che non potevano durare e che non sono durati. Ed hanno lasciato solo macerie. Ciò nonostante la storia degli ultimi secoli ci invita a riflettere sulla vacuità di senso della democrazia individualistica.
Inizio
<< 10 precedenti
Storia&storici è diretto da Roberto Moro
questo sito è stato realizzato con il CMS Journalist | About | Contact